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Bologna (Opificio Golinelli): Voglio la Luna

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Bologna: Astronomia in Cirenaica

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Da sempre Sofos è attivamente impegnata per le scuole - e nelle scuole - di ogni ordine e grado, con un variegato programma di attività nell’ambito della Fisica e dell’Astronomia.

Alle classiche attività laboratoriali e in cupola (planetario digitale), da quest’anno la nostra associazione

propone un nuovo strumento divulgativo: la realtà virtuale, una tra le tecniche più all’avanguardia – nonché tra le più efficaci – nell’ambito della divulgazione scientifica.

Sofos propone tre progetti, con full immersion nella realtà 3D. Un’esperienza unica nel suo genere, affascinante e, allo stesso tempo, altamente formativa. Si tratta di una breve ma intensa attività in uno spazio virtuale, in cui l’utente può osservare liberamente diversi scenari con una visuale a 360°.

L’accesso a questo mondo digitale è reso possibile dai visori sviluppati appositamente per “vivere” all’interno dell’ambiente ricostruito. L’esperienza risulta quindi essere immersiva, grazie al fatto che la panoramica simulata è tridimensionale e agli occhi dello spettatore appare come reale.

Scarica qui il catalogo dei nostri progetti educativi 2018/2019.
   

   

News astronomica del mese

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Aprile 2019 - TUTTA LA LUCE DELL'UNIVERSO

Quanta luce ha prodotto l’universo nell’arco della sua lunga vita? Potrebbe sembrare una domanda destinata a rimanere senza una risposta, uno dei tanti misteri scientifici ancora irrisolti e, forse, irrisolvibili… Ma non è così. Gli scienziati hanno escogitato un metodo per calcolare il numero dei fotoni – le particelle di luce visibile – prodotti dall’universo dal momento in cui si è avuta la prima formazione stellare.

Le odierne teorie indicano che l’universo sia nato 13,7 miliardi di anni fa e che le prime stelle abbiano cominciato a risplendere “appena” qualche centinaio di milioni di anni dopo, ponendo fine a quella che gli astrofisici chiamano “era oscura”. E dunque, secondo un recente studio, il numero di fotoni emessi dalla fine dell’era oscura a oggi sarebbe 4 x 1084 (ovvero, 4 seguito da ben 84 zeri).

Questa scoperta, di per sé straordinaria, è per l’Italia anche motivo di grande orgoglio. Sì, perché Marco Ajello, l’astrofisico che ha diretto il team di ricerca alla Clemson University in South Carolina (USA), è uno dei tanti cervelli italiani trasferitisi all’estero. Per questo studio, il team di Ajello ha utilizzato il Fermi Gamma-ray Space Telescope, uno degli “occhi spaziali” della NASA.

   

La fisica di tutti i giorni

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Aprile 2019 - COME SCRUTARE LA TERRA GRAZIE AI RAGGI COSMICI

Con il termine generico raggi cosmici, i fisici si riferiscono a una vasta gamma di particelle di provenienza extraterrestre che riempiono lo spazio attorno alla Terra. Si tratta di particelle di energia estremamente elevata: una sola di esse possiede la stessa energia cinetica di una pallina da tennis che si muove alla velocità di 200 km/h. In media, una particella incide su ogni centimetro quadrato di superficie terrestre ogni secondo. Ciò significa che, dacché avete cominciato a leggere questo articolo, milioni di particelle hanno già attraversato il vostro corpo.

Tra i vari costituenti dei raggi cosmici vi è il muone. Molto simile all’elettrone ma circa 200 volte più pesante, il muone è una particella instabile, ossia vive solo per un milionesimo di secondo prima di trasformarsi in altre particelle: in gergo fisico, si dice che decade. Ciò che rende questa particella particolarmente interessante per i fisici è la sua capacità di attraversare lunghe distanze attraverso la materia ordinaria. Durante il suo attraversamento, il muone interagisce con la materia, cede parte della sua energia a seconda dello spessore e delle caratteristiche fisiche dell’oggetto attraversato. Un opportuno rivelatore di muoni, posto alla fine del percorso della particella, sarà quindi in grado di descrivere esattamente l’oggetto – forma, dimensioni, densità, ecc – a partire dall’energia del muone rivelato.

Questa tecnica di “scrutamento” attraverso i muoni cosmici funziona alla perfezione per sondare l’interno di strutture archeologiche di grandi dimensioni, senza essere costretti a intaccarle materialmente. Un esempio tra tutti è quello della seconda tra le grandi piramidi di Giza: grazie a questa tecnica, applicata per la prima volta negli anni ’60 del ‘900 dal fisico statunitense Luis Alvarez, si scoprì che la piramide non conteneva tunnel, caverne o grandi camere, come invece ipotizzato fino a quel momento.

   

Protezione dati acquisiti dalla nostra associazione

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