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[ FISICA ] FULMINI... DA SALOTTO
 
Un elettrodomestico da cucina non è certamente l’oggetto ideale per mettere in scena un trucco magico da salotto alla fine di un’allegra cena tra amici. Eppure, se tagliaste in due un acino d’uva e metteste nel microonde le due metà accostate fino a toccarsi, l’effetto scenico e la sorpresa nei vostri ospiti sarebbero garantiti.

L’esperimento sopracitato – tanto spettacolare quanto rischioso, quindi da non mettere in pratica – è stato realizzato da un team di fisici della Trent University, in Canada. A dispetto della semplicità dell’apparato e della procedura sperimentale, il fenomeno fisico che si è osservato ha dell’incredibile: nel punto di contatto tra i due acini, l’azione delle microonde ha portato alla generazione di plasma, lo stato della materia ad altissima temperatura che si trova nei fulmini e nelle stelle.

Un’altra osservazione interessante è che la generazione di questa scarica di plasma – un vero e proprio fulmine in miniatura – si verifica invariabilmente sotto diverse condizioni: sia – come sopra indicato – usando due metà dell’acino collegate da un po’ di buccia, sia utilizzando due acini distinti, purché le due coppie si tocchino.
 
Una simulazione computerizzata, basata sui dati osservati nell’esperimento, ha consentito ai ricercatori di spiegare la fisica che si nasconde dietro il fenomeno. La composizione acquosa, la forma globulare e le dimensioni degli acini sembrano essere la causa della concentrazione dell'energia delle microonde nel punto in cui la coppia entra in contatto. Ciò genera una regione, delle dimensioni dell’ordine del millimetro, talmente calda da innescare la scarica di plasma.
 
Approfondendo questo studio, i ricercatori sperano di riuscire a capire come controllare meglio la luce nelle applicazioni che sfruttano la tecnologia di imaging, ovvero quelle applicazioni – come la tomografia computerizzata e la risonanza magnetica – che consentono di osservare un'area di un organismo non visibile dall'esterno.  


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[ ASTRONOMIA ] SEMPRE Più “NUOVI MONDI”

Secondo una recente stima degli astronomi della University of British Columbia, che stanno analizzando i dati della missione Kepler della NASA, nella nostra Galassia ci sarebbe un pianeta simile alla Terra ogni cinque stelle simili al Sole. Una stima decisamente al rialzo, rispetto a quelle fatte in passato.  

 
Per essere considerato simile alla Terra, un esopianeta deve avere delle caratteristiche ben precise. Deve essere roccioso, avere all'incirca le dimensioni della Terra e orbitare attorno a una stella simile al nostro Sole (catalogata di tipo G); deve inoltre orbitare nella cosiddetta “fascia di abitabilità”, un intervallo di distanze dalla sua stella in cui sussistono le condizioni fisiche adatte all’esistenza dell’acqua liquida, e potenzialmente della vita, sulla sua superficie.

 
Rispetto agli studi precedenti, la nuova ricerca fa dunque salire notevolmente la probabilità di trovare nuovi mondi. In particolare, tenendo conto che la nostra Via Lattea ha ben 400 miliardi di stelle, di cui il sette percento è di tipo G, il fattore 0,2 (1 esopianeta “terrestre” : 5 stelle di tipo G) indicherebbe che circa  sei miliardi di stelle possono avere pianeti simili alla Terra nella nostra Galassia.   
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