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[ ASTRONOMIA ] IL COSMO IN UN SORRISO

Guardando gli ingredienti su un tubetto di dentifricio, leggeremo un’indicazione del tipo "contiene fluoruro di sodio". In effetti, il fluoro – elemento chimico presente anche nelle nostre ossa, sotto forma di fluoruro – è estremamente importante per la salute dei nostri denti: ne rinforza lo smalto, lo strato duro e protettivo che li circonda, e quindi aiuta a prevenire la carie.

Probabilmente non ci pensiamo ogni qualvolta ci accingiamo a lavare i denti, ma il fluoro – così come tutti gli elementi chimici di cui il nostro mondo è fatto – ha un'origine cosmica. Un dato certo, ma fino a oggi incompleto, poiché agli scienziati mancava l’informazione circa la modalità e i tempi con cui questo elemento è stato forgiato nelle stelle. Ora, una recente ricerca – condotta da un team internazionale, guidato da Maximilien Franco della Hertfordshire University (Regno Unito) – ha trovato la risposta al quesito. Il fluoro è stato trovato nella galassia NGP-190387, un oggetto così lontano che la sua luce impiega 12 miliardi di anni per giungere fino a noi, e che quindi vediamo com'era quando l'universo aveva solo 1,4 miliardi di anni, circa il 10% della sua età attuale. Poiché l’espulsione degli elementi sintetizzati nel nucleo avviene quando le stelle raggiungono la fine del loro ciclo vitale, questa rilevazione implica che le stelle che hanno creato il fluoro devono essere vissute e morte rapidamente.

In sostanza, questa nuova scoperta dimostra che la storia dei nostri denti – e di un bel sorriso che essi regalano – è vecchia come il tempo.


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[ FISICA ] RESTA UN MISTERO L'ORIENTAMENTO DEGLI UCCELLI
 
Molti animali possono percepire cose che noi umani non riusciamo a percepire. Che si tratti di veri e propri fenomeni “extrasensoriali” – dovuti, cioè, a un ipotetico “sesto senso”, estraneo a noi umani – o più semplicemente di “sensorialità avanzata” – vale a dire un’eccezionale amplificazione degli stessi nostri sensi – la scienza non è ancora in grado di stabilirlo, ma gli studi in tal senso sono numerosi.

Tra gli animali più studiati vi sono gli uccelli. La loro capacità di viaggiare su enormi distanze, orientandosi grazie alla captazione del campo magnetico terrestre, da tempo incuriosisce gli scienziati. Uno studio molto approfondito a oggi in corso riguarda il piccione viaggiatore, animale noto sin dall’antichità per il suo innato senso dell’orientamento. Negli ultimi anni, diverse parti anatomiche di questo animale – il becco e le strutture interne di occhio e orecchio – sono state suggerite come possibili magnetorecettori. L’orecchio interno sembrava essere il candidato principale, per via della presenza di oggetti subcellulari sferici e ricchi di ferro – i cuticulosomi – nella sua struttura. Tuttavia, un recente studio ha smorzato gli entusiasmi degli scienziati, dimostrando che i cuticulosomi non sono la risposta alla magnetorecezione dei piccioni.

In questo nuovo studio, un team di ricerca euro-australiano ha applicato una tecnica all’avanguardia, nota come Microscopia Magneto-Quantica, per valutare il livello di sensibilità dei cuticulosomi al campo magnetico terrestre. Campioni di tessuto sono stati prelevati dall'orecchio interno di un piccione e adagiati su dei microchip magneto-fluorescenti, dei dispositivi che cambiano la propria fluorescenza a seconda del campo magnetico degli oggetti con cui vengono a contatto. Utilizzando una fotocamera e un microscopio per misurare questi cambiamenti, gli scienziati sono stati in grado di stimare che i cuticulosomi hanno una capacità magnetorecettiva troppo debole – cinque ordini di grandezza al di sotto della soglia minima – per poter funzionare come captatori del campo magnetico terrestre.

Sebbene il mistero resti, questi risultati aiutano gli scienziati a restringere le loro indagini sull'universo sensoriale degli uccelli.
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